Conferenza stampa per il lancio delle iniziative per il 40° anniversario del film L'Albero degli Zoccoli

Lunedi 15 Maggio 2017

Sabato 13 maggio 2017 un'importante evento ha avuto luogo presso il Filandone di Martinengo (luogo set del film l'Albero degli Zoccoli).
 Alla presenza del Ministro alle Politiche Agricole il bergamasco Martina, del Presidente della Provincia Rossi, dell'Assessore della Regione Lombardia Infrastrutture e Mobilità Sorte, nonchè dei Sindaci dei comuni di Calcinate, Cortenuova, Cividate al Piano, Mornico al Serio, Palosco e Martinengo ed altre personalità fre le quali la figlia del regista Ermanno Olmi, Elisabetta Olmi ed alcuni attori e collaboratori del film, si è sottoscritto l'impegno per il 2018, alla realizzazione di una serie di eventi volti a ricordare e rilanciare oltre al film medesimo, le numerose tematiche che la pellicola propone come istruzione, alimentazione, ambiente, tradizione, identità etc.
Noi di infoalberodeglizoccoli eravamo presenti a questo evento, constatando l'unicità di intenti nel fare quanto necessario per la realizzazzione di un parco eventi e iniziative di qualità che coinvolgano tutti i comuni bergamaschi set del film e non solo, ma soprattutto le scuole.
Alla fine degli interventi istituzionali, ha preso la parola Elisabetta Olmi, portatrice di un messaggio del papà, ed è stata data la parola anche alla più anziana delle attrici ancora in vita Teresa Brescianini (stessa classe di Olmi 1931, la vedova Runk, protagonista femminile del film) che ha raccontato come è stata scelta dal regista per la sua importante parte, incantando e commuovendo tutti i presenti; commozione che ha raggiunto l'apice quando Elisabetta le ha donato un mazzo di fiori appena ricevuto.
Il ministro Martina con Elisabetta Olmi a sinistra e Teresa Brescianini a destra
ed alcuni collaboratori della troupe cinematografica,
 che contribuirono alla riuscita del film.

Emilio Pedroni il fattore del film ci ha lasciato

15 Novembre 2014 Palosco (BG)

Emilio Pedroni (braccia conserte)
 con Enrico Torricelli (primo piano)
Foto di Enrico Leoni
Si sono svolti oggi alle ore 15.00 presso la chiesa parrocchiale di Palosco i funerali di Emilio Pedroni "ol fatur" del film l'Albero degli Zoccoli. Classe 1928 Emilio è spirato giovedi 13 novembre dopo un ricovero di circa tre settimane presso l'Ospedale di Treviglio.
Emilio ha impersonato il "severo" fattore nel film capolavoro di Olmi, scelto casualmente mentre stava portando al trovarobe del film un vecchio attaccapanni. "Lei deve lavorare con me" gli disse Olmi non appena lo notò " Per far che cosa" rispose Emilio, " Ho bisogno di una persona come lei, perchè i candidati che ho per il ruolo del fattore non sono cotti dal sole e dal lavoro come lei". E Olmi come al solito ci vide giusto, e così Emilio assicurandosi che l'impegno per la parte che doveva svolgere non intralciasse  la sua attività di contadino accettò.
Ho conosciuto personalmente Emilio durante la mia ricerca sui luoghi del film, ed in seguito ha sempre accettato con entusiasmo gli inviti a partecipare a questa o quella iniziativa che avesse come tema il film per il quale aveva recitato una parte importante. Di Lui mi colpì molto il modo rispettoso con il quale si rivolgeva dandomi sempre del Lei, io che potevo essere suo figlio. Un umiltà e dignità rare, in una persona che nonostante l'età appariva veramente "in gamba", ancora alto e forte, occupandosi ancora di una decina di pertiche di terra nella sua Palosco.
Un uomo di altri tempi verrebbe da dire, e sicuramente lo era, cresciuto con la terra, e con la fede, padre esemplare, per il quale la famiglia veniva prima di tutto.
Ciao e Grazie Emilio per aver vissuto, e per il tuo ruolo nel film, tu che dovevi essere severo come si conveniva ad un fattore di fine ottocento ma che come mi dicesti un giorno, facevi fatica ad interpretare in quanto avevi la risata in tasca.

Dietro le quinte del film l'Albero degli Zoccoli: il set di Pavia


Pavia: Piazza Botta. Questa piazza e le vie limitrofe hanno
costituito il set per le riprese degli sposi contadini in città
durante i tumulti del 1898.
Nel 1977 un giovane studente pavese stava frequentando il corso per animazione mezzi audiovisivi istituito dalla Regione Lombardia.

Per ottenere la qualifica professionale, si dovevano superare alcuni esami fra cui un "lavoro sul campo".

Chissà se quel giovane studente trovandosi sul set del film di Olmi: l'Albero degli Zoccoli  si era reso conto di partecipare ad un evento che avrebbe avuto un risalto internazionale straordinario, glielo abbiamo chiesto e la risposta è stata "no di certo".

Quel giovane si chiama Mario Siringo, e fu autorizzato dalla produzione a scattare delle fotografie da presentare in un libro fotografico come prova d'esame per il suo corso.

 Gli abbiamo domandato come ha fatto esattamente a ritovarsi nel mezzo del set di Pavia, e Mario ricorda che: "Era il 5 maggio del 1977 (mi ero segnato sul portanegativi la data e altri dati tecnici come la macchina fotografica e il tipo di rullini.) e venni a conoscenza del fatto che avrebbero girato le scene del film da un annuncio di un casting e mi presentai per provare a fare la comparsa, non venendo scelto (per mia fortuna) mi venne l'idea di realizzare il libro fotografico per l'esame e parlai con i responsabili del casting (un addetto alla produzione) che mi accordò, dopo aver parlato con il produttore, il permesso di fotografare sul set.
Fu una giornata particolarmente stupenda, mi presentai alle 6 del mattino,con le prime comparse e terminai verso le 19, riuscii a scattare tre rullini da trentasei foto in bianco e nero che mostravano l'arrivo delle comparse,i primi trucchi, il regista Ermanno Olmi dietro la macchina da presa e quindi delle foto di scena."

Con questo materiale Mario confezionò il libro fotografico che presentò alla commissione d'esame ottenendo un brillante "pass" che avrebbe dato il via ad una intensa carriera in qualità di operatore di ripresa in televisioni private all'inizio, e successivamente in quelle nazionali.

Mario ha gentilmente concesso l'autorizzazione alla pubblicazione di alcune sue fotografie scattate in quell'indimenticabile giornata contribuendo allo scopo di questo spazio web di essere un contenitore di informazioni per un film indimenticabile, punto di riferimento per le odierne e future generazioni per uno sguardo ad un passato che non esiste più, ma in cui affondano le radici di noi tutti.

Di seguito le prime foto che possiamo pubblicare, ricordando che il set di Pavia, Piazza Botta e vie limitrofe, fu scelto per le caratteristiche del centro storico cittadino di adattarsi al contesto in cui il film era ambientato: i tumulti di Milano del 1898 e la repressione del generale F.Bava Beccaris.
(Per maggiori informazioni, vedere il post relativo al contesto storico nel quale il film fu ambientato)

Suggeriamo di rivedere le scene del film relative all'arrivo degli sposi contadini in città, si noterà proprio in Piazza Botta sullo sfondo, il davanti di un tram, in effetti da una tavola a colori di Achille Beltrame, (storico illustratore della Domenica del Corriere) dell'epoca sui fatti di Milano,si possono notare due vetture tramviarie messe di traverso in Corso Venezia.

La foto curiosa che pubblichiamo fornita da Mario ci mostra un tram con ruote in gomma, sul quale stiamo raccogliendo informazioni, in quanto da altre fotografie di lato appare essere un tram a tutti gli effetti , ma senza i classici carrelli da rotaia.
Una cosa è certa che a Pavia non esistono rotaie per tram, pertanto è stato necessario usare un modello di tram a motore su gomma.

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA


Il tram su gomma utilizzato per le riprese
durante i tumulti di Milano del 1898
-Foto di Mario Siringo-




Tavola di Achille Beltrame pubblicata sulla Domenica del Corriere
 sui fatti di Milano del 1898 



Una foto di gruppo delle comparse del set di Pavia. - Giovedì 5 maggio 1977 - Foto Mario Siringo -



Ermanno Olmi sul set di Pavia  -Foto Mario Siringo-


I luoghi del film l'Albero degli Zoccoli: la filanda


"Eravamo in ventinove, solo in sette ci siamo salvà, e gli altri ventidue son cascà e sono anegà".

Questa strofa è cantata nel film dalle filandere, all'interno di una vera filanda, intente a compiere quei gesti tipici di un mestiere che aveva però come primi interpreti i "Caalèr" (i cavalieri ) che altro non è che il nome dato in dialetto bergamasco ai bachi da seta, elemento primario per la creazione naturale del bozzolo e quindi del prezioso filo di seta. Alle donne del posto ( vi era nelle filande una prevalenza femminile) il compito di prendere con le dita il capo del filo di seta dai bozzoli tenuti costantemente a "mollo" in acqua caldissima per facilitarne il distacco. La nostra giovane contadina Maddalena (Lucia Pezzoli) lavora appunto nella filanda, dove ad un certo punto, il suono di una sirena interrompe il lavoro dell'intero stabilimento.
 In filanda il lavoro poteva durare dalle 12 alle 14 ore, si recitavano preghiere, e si cantava come nel film.
La foto sopra mostra la filanda del film come appare oggi, è situata a Martinengo un borgo storico della bassa pianura bergamasca (sede anche del convento del film come descritto in un articolo precedente e di altre location minori che nel complesso danno forma al "paese della pellicola di Olmi").
Il Filandù come viene chiamato a Martinengo fu eretto in stile neogotico dall'industriale Daina verso il 1870 e rappresenta un raro esempio di archeologia industriale. Completamente restaurato verso la fine della prima decade del XXI secolo, oggi appartiene al comune, e viene messo a disposizione a beneficio della comunità. Ulteriori informazioni su http://biblioteca.comune.martinengo.bg.it/arte-a-martinengo/il-filandone/

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Filandone oggi, si noti in fondo a destra la scalinata dalla quale scendono
le filandere nel film alla fine del turno di lavoro.
Il filandone in una stampa d'epoca.
- Vf Studio d'arte fotografica di Quarti Stefano - Martinengo Bg -

  

I luoghi del film l'Albero degli Zoccoli: il Convento (il viaggio di nozze) 3/3




Gli sposi dopo il trambusto nel quale loro malgrado si sono imbattuti è finito, come pure il viaggio, la cui meta è finalmente raggiunta: il Convento.
Nell'ambientazione filmica siamo a Milano, ma l'ubicazione del convento non è nel capoluogo lombardo, bensì  in un importante cittadina della bassa pianura bergamasca.
Prima di svelare il nome di questo borgo storico desidero fornire qualche informazione che lo riguarada.
Situato a 19 chilometri da Bergamo si sviluppò in epoca longobarda in una zona già colonizzata dai romani.
Nel XII secolo divenne libero comune, e nel 1330 fu occupato dai Visconti, dove ottenne la separazione da Bergamo.
Nel 1428 entrò a far parte del domini veneziani, e tra il 1454 ed il 1475 divenne parte importante del feudo di Bartolomeo Colleoni. Sotto l'egida del Condottiero bergamasco questo borgo conobbe il periodo più florido della sua storia, e fu proprio per volere del Colleoni che il convento che si vede nel film venne costruito. Il borgo in questione è quello di Martinengo, ed il convento è il Convento di Santa Maria Incoronata.

Gli sposi vengono accolti a braccia aperte dalla suora superiora, zia di Maddalena, vengono invitati alla mensa per la cena, (nella sala capitolare che guardacaso anticamente fu il refettorio del convento) e verrà offerta loro una camera per la notte.
 L'indomani verrà affidato loro un bimbo, un orfanello che con la sua dote, aiuterà i novelli sposi contadini ad affrontare meglio il futuro.
Tutte le scene del film relative al convento sono state girate all'interno del convento stesso, il quale oggi è parte del complesso denominato "Sacra Famiglia" un'istituzione scolastica paritaria che offre servizi dall'infanzia sino alla scuola secondaria, oltre che casa generalizia della Congregazione della Sacra Famiglia, seminario,ufficio missionario e casa di spiritualità.
La fondatrice Santa Paola Costanza Cerioli, istitui nella prima metà dell'800 a Seriate (BG) nella frazione di Comonte un'istituto per orfani, un'interessante analogia con il film che mostra il convento di Martinengo come un'istituto con quella funzione.

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA
 
  

I luoghi del film l'Albero degli Zoccoli: gli sposi in città (il viaggio di nozze 2/3)


Gli sposi sono appena scesi dal barcone che li ha condotti a Milano,(vedi post precedente) la meta è raggiungere il convento dove li attende la zia suora di Maddalena.
Visibilmente spaesati i due contadini iniziano a percorrere le strade cittadine, la prima delle quali è via Felice Cavallotti a Treviglio.
Come si vedrà dalle immagini, l'ambientazione è la città di Milano, ma i set effettivi non sono solo quelli del capoluogo lombardo. Il cammino degli sposi in città è un abilissimo montaggio tra i set di Treviglio (foto sopra) Pavia, e Milano, con un set finale particolare per quello che riguarda il convento, che verrà trattato nel post successivo


Gli sposi in città sono giunti ad un incrocio, ma si devono fermare in quanto il loro cammino è interrotto dal passagggio di numerosi dimostranti arrestati.
Siamo nel 1898 durante la repressione del generale Bava Beccaris.
Il luogo è via G. Domenico Romagnosi all'intersezione con via Andrea Alciato; siamo a Pavia in pieno centro storico,scelto dal regista per l'assenza di elementi di modernità e per le strade acciottolate con il lastricato per le carrozze adatto al contesto storico.



In questa immagine un'altra strada del centro storico di Pavia usata come set del film: via San Invezio.
In fondo, quello che potrebbe essere scambiato per un carcere, è in realtà la chiesa di San Felice del  IX-X secolo.






Agli sposi nel loro cammino verso il convento viene impedito di proseguire verso il Duomo di Milano, facilmente riconoscibile nel film. Le riprese sono state fatte da Largo Schuster, e mostrano  via Palazzo Reale, parte della chiesa di San Gottardo, e nauralmente parte del Duomo.

L'abile montaggio del film che prima ci mostra effettivamente Milano con il Duomo, ora ci mostra una piazza che pochi attimi prima era piena di vita, con carrozze sfilare, nobildonne passeggiare, con un tram in fondo, ma che ora è sgombra in quanto qualcuno ha gridato che ci sono degli spari, ed i soldati a cavallo a spron battuto stanno tornando indietro con la gente, fra cui i nostri sposi che si sono rifugiati dentro i portoni.
La location è Piazza Botta a Pavia ripresa da piazza Garavaglia.

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

I luoghi del film l'Albero degli Zoccoli: sul naviglio (il viaggio di nozze) 1/3


Il Naviglio Grande a Castelletto di Cuggiono (MI)
Il viaggio degli sposi a Milano, nella mente del regista Ermanno Olmi, è il viaggio di nozze della nonna materna. Raggiungere Milano con il barcone era in effetti possibile a fine '800 per quanti risiedevano nel bergamasco, attraverso il Naviglio Martesana, canale la cui presa è in località Concesa presso Trezzo sull'Adda. Il naviglio in seguito svolta decisamente a ovest  verso Milano nei presi di Cassano d'Adda (località la Volta)  fino a giungere nel capoluogo lombardo in zona Melchiorre Gioia presso la cassina de' pomm, dopo aver attraversato i comuni di Inzago, Gorgonzola, Cassina de' Pecchi, Cernusco sul Naviglio, Vimodrone per citarne alcuni.  Si potrebbe quindi pensare che Olmi abbia girato uno dei capitoli  più ispirati del film proprio sul Martesana. Non è così.
 Il "Naviglio di Olmi" non è quello a est di Milano, ma quello a ovest, certamente preferibile da un punto di vista cinematografico, sicuramente più antico e intriso di storia, e che più pittorescamente del Martesana solca il territorio del parco agricolo sud di Milano : il Naviglio Grande.

Il tratto del fiume Oglio a Pontoglio (Bs) ripreso nel film
 Riguardo ai luoghi del viaggio degli sposi è bene precisare però che, una volta lasciata la chiesa (ricordiamo che l'esterno è quella di Cividate al Piano, mentre l'interno è quella di Cortenuova -vedi post precedenti-) il carretto con gli sposi contadini si affaccia per pochi secondi sul fiume Oglio in località Pontoglio (Bs) in via Garibaldi, le belle riprese, e l'abile montaggio effettuato ci fanno credere che quel primo corso d'acqua sia già il naviglio invece è proprio il fiume che nasce dalla Valle Camonica, dopo essere entrato e uscito dal lago d'Iseo.



Scesi dal carretto, (siamo a Cividate al Piano all'angolo tra via S.Nicolò e via Vavassori) l'immagine successiva è quella di una piazza acciotolata con i novelli sposi che percorrono una discesa  che porta all'imbarcadero.  Siamo a Castelletto di Cuggiono presso l'ex convento di S.Rocco, piazza S.S.Giacomo e Filippo, (foto a fianco) mentre l'imbarcadero è l'ex lavatoio della frazioncina, dove gli sposi e i loro prossimi parenti con altre persone aspettano l'arrivo del barcone.


Castelletto di Cuggiono: la discesa acciottolata che porta all'ex lavatoio

Castelletto di Cuggiono: l'ex lavatoio, ora pontile per l'imbarco/sbarco
durante la stagione della navigazione sul naviglio


Sulle note della suite per violoncello solo di J.S. Bach inizia il viaggio degli sposi contadini sul barcone.
Pochissimo dialogo, la barca che scorre.  In lontananza il profilo di una cupola e un campanile, si tratta del complesso della parrocchia di Bernate Ticino, poi il barcone lambisce una scalinata affacciata sul canale che appartiene ad una delle tante dimore estive delle facoltose e nobili famiglie milanesi del passato, si tratta di Villa Gaia nella splendida Robecco sul Naviglio, poi un cascinale che nel film è mostrato dopo la scalinata, ma nella realtà si trova qualche centinaio di metri a monte sempre a Robecco; si tratta della Cà di Buson che nel film dà l'idea dell'avvicinamento alla città, ed infine l'attracco finale, presso l'osteria Sant'Antonio ad Abbiategrasso. Qui termina il viaggio sul barcone, tappa fondamentale per la meta degli sposi: raggiungere il convento della zia di Maddalena suora a Milano.

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

Bernate Ticino: campanile e cupola chiesa di San Giorgio
Robecco sul Naviglio: Villa Gaia

Robecco sul Naviglio: Cà di Buson
Abbiategrasso: Palazzo Cittadini -Stampa

Abbiategrasso: Osteria Sant Antonio luogo dell'approdo finale
del barcone giunto (nel film) a Milano











Il miracolo della Madonna che pianse sul muro (i veri luoghi)





Tra i contenuti del film l'Albero degli Zoccoli ve ne è uno che merita un approfondimento, in quanto riferimento ad un fatto accaduto realmente.
Nel film, il paese è in festa, la chiesa è gremita di fedeli attenti a ciò che il parroco sta spiegando;
viene detto che un certo generale Lautrec vuole distruggere il paese per farla pagare per uno sgarro ricevuto, ma la Madonna dipinta sul muro inizia a piangere, ed il Lautrec, fervente cattolico, impressionato da questo evento, rinuncia al suo proposito ed  in segno di devozione, depone il suo elmo e la sua spada ai piedi dell'immagine, ed a quel punto il parroco indica un elmo ed una spada deposti ai piedi dell'altare, testimonianza della fede e di un miracolo che è la forza che l'uomo non ha secondo le parole del parroco. Questo evento è il miracolo della Madonna delle Lacrime del 28 febbraio 1522.


Il generale Lautrec

Da allora ogni anno questo evento viene ricordato e celebrato nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Treviglio edificio del quale fu posta la prima pietra il 25 marzo del 1594. L'immagine miracolosa in origine si trovava sul muro del campaniletto della chiesa conventuale del monastero di S.Agostino,  fu traslata nel santuario  il 15 giugno del 1619, quasi un secolo dopo il miracolo.
Nel santuario sono stati collocati anche l'elmo e la spada del Lautrec (quelli del film non sono autentici) che stazionano sotto il dipinto e vengono esposti nel periodo delle celebrazioni. Il mese della Madonna per i Trevigliesi è quindi febbraio,ed anche per i contadini del film.
Da qualche anno, parte delle celebrazioni includono la rievocazione storica del miracolo, che richiama a Treviglio migliaia di persone. Quest'anno (2011) si è deciso di non svolgerla, e di darle una cadenza ogni due anni per dare più valore all'evento.
Fonte principale delle informazioni: "Guida alla visita del Santuario della Beata Vergine delle Lacrime" dell'Associazione trevigliese amici del santuario.

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

La cappella luogo del miracolo, sul campaniletto
 della quale si trovava l'immagine miracolosa.
 Il campaniletto è crollato il 21 febbraio 1658.




L'elmo e la spada.



La facciata del Santuario interamente
dedicato alla Madonna delle Lacrime.